foto Gianni Mattonai
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Una SPAL svogliata e senza mordente viene sconfitta per 5-1 dal Pontedera in una partita nella quale sono nuovamente emerse delle amnesie individuali che hanno determinato un risultato pesantissimo. Uno schiaffo difficile da digerire soprattutto perché preso da un avversario ampiamente alla portata e che non ha certo dimostrato di avere chissà quale proposta di gioco. I toscani però sono stati scaltri nel capitalizzare gli errori individuali che hanno contribuito a riportare la SPAL nella bagarre della zona play-out.

Con l’infermeria sempre piena, e con Bassoli risparmiato in quanto in condizioni non ottimali, Dossena ripropone il 3-5-2 nel quale, davanti a Galeotti, la linea difensiva è formata da Polito, Nador e Bruscagin, confermato il centrocampo con Calapai, Zammarini, Radrezza, D’Orazio e Mignanelli, Antenucci e Rao in attacco.

In fase di non possesso la SPAL ha approcciato la partita tenendo un baricentro molto basso, con la fase di pressione mossa dalle punte, ma non accorciata con rapidità dalla linea mediana. Il risultato è stato un allungamento tra la mediana stessa e la linea difensiva, che ha dato modo ai granata di trovare campo libero per affrontare la difesa spallina in situazione di uno contro uno. Nelle fasi in cui gli uomini di Dossena sono riusciti ad alzare il proprio baricentro la pericolosità avversaria è stata nulla. Considerando che il Pontedera ha attaccato centralmente, tramite lancio lungo o ripartenza sul recupero palla alto, il lavoro difensivo delle corsie esterne è stato poco sollecitato mentre nella zona centrale del campo la SPAL ha faticato ad adottare delle contromisure per evitare le ripartenze toscane sulle seconde palle. Se Radrezza è sempre stato presente in zona palla, la fase di interdizione dell’ex centrocampista del Padova, Zammarini e D’Orazio non ha funzionato in maniera adeguata. La difesa ha cercato di lavorare sugli anticipi alti, ma l’automatismo è sembrato parecchio ingolfato, risultando lento o irruento. Rao e Antenucci si sono mossi sulla prima pressione, ma il costante lancio lungo della difesa toscana li ha di fatto estromessi dalla prima fase difensiva.

In fase di possesso la SPAL ha cercato il fraseggio, ma la sensazione dei primi venti minuti di gioco è stata quella di una squadra in netta difficoltà nella gestione del terreno, sintetico e parzialmente ghiacciato, con un numero elevato di errori in fase di costruzione. Con il passare dei minuti la situazione è migliorata e gli uomini di Dossena hanno lavorato principalmente sulla catena di destra con Calapai propositivo, ma non adeguatamente supportato nei movimenti di attacco alla profondità dalle punte. Meglio Zammarini in fase di attacco, è stato l’uomo più pericoloso della SPAL ma allo stesso tempo impreciso quando ha avuto l’occasione di insinuarsi in area di rigore. Sulla corsia mancina Mignanelli e Rao hanno fraseggiato poco: l’ex Juve Stabia ha accompagnato meno del solito l’azione offensiva, anche a causa del poco supporto ricevuto in costruzione del braccetto di sinistra (Bruscagin), mentre Rao è apparso di nuovo troppo attento alla ricerca ossessiva del dribbling, andando costantemente a sbattere sulla linea difensiva toscana. Radrezza ha giocato molti palloni, migliorando dal punto di vista della presenza in zona palla, ma se la fase di alleggerimento è stata tutto sommato discreta altrettanto non si può dire della fase di costruzione dove sono completamente mancati i tempi e la rapidità che avrebbero potuto portare ad attaccare la difesa del Pontedera non correttamente posizionata.

Cosa ha funzionato:

* Difficile salvare qualcosa: la prestazione di Galeotti si può considerare positiva, così come quella di D’Orazio e solo parzialmente quella Zammarini. Per il resto buio pesto, sia tatticamente sia dal punto di vista delle giocate individuali.

Cosa non ha funzionato:

* Non è la prima volta che la SPAL si trova in difficoltà contro avversari che cercano costantemente i lanci lunghi. Delle squadre affrontate finora, se si esclude l’Entella che ha cercato con costanza la costruzione dal basso, tutte le altre hanno fatto ricorso – sempre o per tratti di gara – a questo tipo di giocata. Occorre quindi lavorare su questa situazione specifica di gioco, che se da una parte richiede la capacità di giocare alti e aggressivi e con sintonia tra i reparti, è d’altra parte la circostanza che consente un recupero alto della palla ed una pericolosità elevata con una transizione rapida.

* La SPAL non è praticamente mai riuscita a essere pericolosa e questa è una novità per la squadra di Dossena. Gli esterni non hanno spinto come al solito, D’Orazio tra le linee non è riuscito a trovare spazio per delle linee di passaggio pulite e le punte sono sembrate molto in ombra. Antenucci ha corso molto, ma in area non è riuscito a garantire presenza o pericolosità, mentre Rao ha agito troppo lontano dalla porta, senza riuscire mai a concludere.

La SPAL ha giocato mentalmente spenta è questo è inammissibile, come ha sottolineato nel postpartita il ds Casella. Tutti i gol nascono da errori individuali dei singoli: Polito e Calapai attaccano lo stesso pallone sul primo gol; non viene attaccata una palla vagante in area nella situazione del 2-0; Nador si ostina in una costruzione lenta nonostante fosse sotto pressione sul terzo gol; Buchel non calcia dai venti metri ma cerca di controllare nonostante fosse attaccato nel caso del quarto gol, e Mignanelli colpisce male un pallone che diventa un regalo per gli avversari sul quinto.

Neanche commentabile l’espulsione di El Kaddouri: da un giocatore della sua esperienza questi colpi di testa non sono ammessi, per gli effetti sulla gara in corso e quelle future. In pratica, che sia per un senso di superiorità nei confronti dell’avversario o per incapacità di gestire mentalmente la partita, la SPAL si ritrova a fare i conti con una sconfitta del tutto umiliante. Sabato 6 dicembre i biancazzurri torneranno in campo per un match complesso contro la Vis Pesaro, squadra che sta vivendo un gran momento di forma e di risultati. Questi giorni saranno importanti per resettare immediatamente una prestazione troppo brutta per essere vera, un risultato troppo bruciante per un gruppo dell’esperienza e delle qualità della SPAL.

Sarà fondamentale ripartire dai punti fermi delle ultime prestazioni: voglia di vincere, determinazione nel perseguire il risultato, caparbietà e grinta per riprendere il percorso positivo intrapreso nelle scorse settimane e considerare Pontedera un errore da non ripetere più.

 

— Andrea Coletta, 40 anni, è allenatore UEFA B dal 2013 e negli ultimi anni ha lavorato come direttore tecnico in ambito dilettantistico.



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