Termina con un deludente 1-1 la sfida-salvezza tra SPAL e Legnago: il meritato vantaggio veneto nel primo tempo viene annullato da Molina nella ripresa e sebbene la SPAL si sia resa pericolosa a più riprese, l’incapacità degli uomini di Baldini di vincere le partite (decisive o non) è cronica.
L’allenatore, viste le assenze per squalifica di Zammarini e Fiordaliso, manda in campo i suoi con il 4-3-3: Meneghetti in porta, linea difensiva formata da Calapai, Nador, Bruscagin e Mignanelli, Radrezza, Haoudi e D’Orazio a centrocampo, Parigini, Rao e Antenucci in attacco.
In fase di non possesso, nel corso della prima frazione di gioco, il Legnago ha portato una pressione alta e ben strutturata che ha costretto la SPAL a essere chiusa nella propria metà campo. La densità creata dai veneti ha consentito raddoppi costanti e recuperi palla molto alti. Di conseguenza la SPAL non è riuscita, salvo rari casi, a organizzare un pressing di squadra e ha cercato di limitare le rare costruzioni dal basso degli ospiti con delle uscite delle punte sui centrali difensivi o di Radrezza sul centrale di centrocampo. La linea mediana spallina è quindi stata costretta, a causa della strategia avversaria, a rimanere bassa nel tentativo di chiudere le linee di passaggio avversarie. La linea difensiva ha lavorato sotto pressione per tutto il primo tempo, concedendo relativamente poco al Legnago, salvo poi subire rete da un cross dalla destra sul quale Franzolini si è liberato della marcatura morbida di Mignanelli.
In fase di possesso, vista la pressione portata dal Legnago, nel corso della prima frazione di gioco la SPAL non è riuscita nella consueta costruzione ragionata. Le uniche situazioni in cui la squadra è riuscita a superare la prima pressione del Legnago sono state anche quelle in cui si è resa pericolosa: Radrezza, come al solito catalizzatore del gioco, ha cercato gli esterni con dei cambi di fronte oppure con delle verticalizzazioni profonde. Sulla corsia sinistra Parigini si è reso pericoloso lungo tutto l’arco della gara, mentre Rao è stato evanescente, accentrandosi alla ricerca di spazio per la conclusione – che non gli è mai stata concessa – piuttosto che premiare le continue sovrapposizioni di Mignanelli. Grigia la prestazione di Haoudi, impreciso in costruzione, e anche D’Orazio non è riuscito a rendere come in altre circostanze, grazie anche alla schermatura a uomo portata dai veneti.
Come consuetudine, sotto di un gol e con l’acqua alla gola, il secondo tempo della SPAL è stato completamente differente: lo schieramento viene modificato in un 4-2-4 con l’ingresso di Karlsson (la cui partita dura solo quindici minuti a causa di un infortunio) al posto di Haoudi, e i successivi di El Kaddouri, Spini e Molina per D’Orazio, Rao e appunto Karlsson. Con un assetto sbilanciato la SPAL alza notevolmente il baricentro (anche grazie al calo fisico del Legnago dovuto al dispendio di energie della prima frazione) trovando con costanza Parigini e Spini sulle corsie esterne. L’ingresso di El Kaddouri porta fisicità in mezzo al campo e i lanci su Molina sono maggiormente precisi. Il pareggio dell’argentino su sviluppo da calcio d’angolo arriva dopo una lunga fase di pressione della SPAL, nella quale Perucchini è stato chiamato a compiere tre interventi difficili e gli uomini di Baldini hanno collezionato una lunga serie di calci d’angolo a favore. Dopo il pari la SPAL ha avuto ancora un paio di occasioni per vincere la partita, ma il risultato è rimasto invariato.
Cosa ha funzionato:
* Ancora una volta, costante della gestione Baldini, la squadra ha una buona reazione. Certo, prima ha bisogno di andare in svantaggio e provare quella sensazione di acqua a gola, ma poi gli interventi del tecnico toscano e il contributo dei subentrati riescono a dare uno scossone.
* La pericolosità offensiva, croce e delizia di questa fase di stagione: la SPAL crea molto ma segna poco rispetto a quanto creato. Che sia mancanza per mancanza di precisione o per bravura dei portieri avversari, le ultime gare dicono di una maggiore pericolosità in zona gol che però non si tramuta in risultati favorevoli.
Cosa non ha funzionato:
* Sotto il profilo tattico, almeno nel primo tempo, la partita l’ha vinta il Legnago con un concetto semplice e ben applicato: la pressione uomo su uomo. La squadra di mister Bagatti è riuscita a giocare la palla lunga nella metà campo spallina con costanza, salendo rapidamente con tutti i suoi effettivi, creando tanta densità e impedendo alla SPAL la costruzione dal basso. Agli uomini di Baldini non è riuscito di allentare la pressione muovendo la palla nell’altra metà campo, ricorrendo spesso a lanci verso Antenucci poco precisi e anche “corti”, giocati sulla linea di centrocampo quando probabilmente sarebbe servita una maggiore profondità.
* Sebbene allenatore e giocatori abbiano parlato di un ritiro “utile”, il risultato del campo stona con queste affermazioni. Quanto visto contro il Legnago non differisce particolarmente rispetto alle ultime settimane, quando con costanza abbiamo analizzato una SPAL a due facce, brutta, distratta ed inefficace fino all’essere alle corde, e poi spigliata e aggressiva quando è spesso troppo tardi. Una sorta di “bipolarità” che ha un filo conduttore nelle due gestioni tecniche: nell’era Dossena la SPAL riusciva spesso a interpretare bene le prime frazioni di gioco, calando drasticamente nei secondi 45 minuti, mentre con Baldini il trend si è rovesciato. Resta comunque la costante di una squadra che raramente resta in campo per tutta la partita.
* Il pareggio contro il Legnago chiude definitivamente la possibilità di una salvezza diretta, mantenendo invece altissimo il rischio di una retrocessione. Non c’è molto da girarci attorno, ma se nel girone di ritorno la SPAL non è stata capace di vincere nessuno degli scontri diretti con le squadre che le stanno attualmente sotto in classifica significa che il livellamento dei valori è chiaro e che per evitare il nefasto scenario di una retrocessione sarà necessario battere avversari di livello ben superiore a quello che la SPAL ha mostrato di avere in questa stagione.
Domenica 6 aprile la SPAL sarà ospite della Torres, terza forza del campionato. I sardi non possono ancora alzare le mani dal manubrio, perché il terzo posto fa ancora gola a squadre come Pescara e Vis Pesaro. Per tirare fuori qualcosa dalla trasferta di Sassari servirà una SPAL molto più convincente di così, nella speranza che qualche risultato dagli altri campi possa tenere lontani gli ultimi due posti in classifica.
— Andrea Coletta, 41 anni, è allenatore UEFA B dal 2013 e negli ultimi anni ha lavorato come direttore tecnico in ambito dilettantistico.