foto Filippo Rubin
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A quattro giornate dalla chiusura del campionato la SPAL ha praticamente già detto addio alle possibilità di permanenza in serie C senza i playout. Quello che a inizio stagione veniva considerato il minimo risultato da conseguire, la salvezza, è ora un miraggio per il quale si farebbero carte false. Basterebbe questo a spiegare cos’è stata questa stagione. Basterebbe questo anche a riassumere l’inadeguatezza dell’intera catena decisionale del club: da Tacopina in giù, fino ai due allenatori che hanno guidato una rosa così disfunzionale da rasentare il fastidioso.

Ma la cosa peggiore in assoluto è che qualunque sia l’epilogo di questo campionato ciò che c’è dopo è tutt’altro che desiderabile. Di tutti gli scenari realistici a disposizione si fa fatica a sceglierne uno che non assomigli a un amarissimo sciroppo da mandare giù a fatica, se non qualcosa di peggio.

Scenario 1: salvezza ai playout e di nuovo serie C con Tacopina/Follano
In qualche modo – non si sa come – Baldini e la sua scalcinata SPAL portano a casa la pellaccia attraverso gli spareggi. Significherebbe rimanere tra i professionisti della serie C con Tacopina, che come ormai da tradizione consolidata sceglierà ancora una volta dirigenti e tecnici sulla base di amicizie e referenze assai discutibili, ovviamente col sottofondo di proclami estivi sopra le righe. O magari sceglierà di proseguire con l’accoppiata Casella-Baldini, entrambi sotto contratto fino a giugno 2026, con una fragile fiducia. Tutti ingredienti già noti per stagioni all’insegna di mediocrità (nel migliore dei casi) o disperazione (nel peggiore). Uniche note positive: i lavoratori avrebbero ancora un impiego e il settore giovanile/femminile potrà continuare a esistere.

Scenario 2: retrocessione ai playout e miracolosa riammissione in serie C per completamento organici
Può succedere anche questo, anche se è poco probabile. La FIGC ha stabilito che in caso di buchi nell’organico della serie C ad avere la precedenza per l’iscrizione saranno le seconde squadre di serie A (l’Inter è già pronta con un progetto strutturato), una vincitrice dei playoff di serie D e infine una retrocessa ai playout. Se mai dovesse verificarsi questo scenario la SPAL rimarrebbe in un limbo sportivo e amministrativo fino a giugno inoltrato (salvo battaglie legali in corso), con ovvie e pesanti ripercussioni sulla programmazione per il campionato 2025/2026. Cosa potrebbe mai andare storto con presupposti del genere.

Scenario 3: retrocessione ai playout e iscrizione in serie D con Tacopina/Follano
Nel 2021 Tacopina fissò l’obiettivo del ritorno in serie A nel giro di massimo tre anni. Nel 2023 assicurò che la serie C era stato solo un incidente di percorso. Nel 2025 potrebbe ritrovarsi a iscrivere la squadra in serie D. Ammesso che rimanga lui il proprietario assieme a Marcello Follano. Le vaghe rassicurazioni del comunicato del 19 marzo sembrano suggerire la volontà di non abbandonare la nave, ma nessuno ci mette la mano sul fuoco. Con quale credibilità si possa anche solo pensare di proseguire con le stesse facce non è dato a sapere. Con quale progettualità nemmeno. Con quale prospettiva di sostenibilità economica è un altro mistero, malgrado lo scioglimento di tutti i contratti in vigore. Peraltro convertire la SPAL da società professionistica a società dilettantistica richiede sforzi giganteschi in termini burocratico-organizzativi di cui i proprietari nemmeno possono immaginare la portata.

Scenario 4: retrocessione ai playout, crac societario, nuova SPAL (in Eccellenza)
La discesa in serie D di un club professionistico profondamente indebitato di norma produce un tonfo che lascia solo delle macerie. E allestire una squadra per vincere la serie D richiede investimenti tutt’altro che trascurabili (sull’ordine dei 2-3 milioni di euro). In una situazione del genere diventa molto più facile seppellire la matricola FIGC della fu Giacomense (71608) – ora S.P.A.L. srl – e ricominciare da un foglio bianco, due categorie più sotto, come stabiliscono le norme federali. Con chi? Non è dato a sapere e sarebbe incaricata l’amministrazione comunale di scegliere l’interlocutore giusto. Ma il nome della SPAL, le sue strutture e la sua storia possono far gola seriamente senza il gigantesco fardello economico che oggi si porta appresso. Pur tenendo conto che servirà un investimento superiore al milione di euro e che tutto il patrimonio giovanile verrà disperso come accadde nel 2012. Vale anche la pena ricordare che la provincia di Ferrara non esprime una squadra in serie D – che non sia la SPAL – dal 2009. Prima che gli effetti più evidenti della violenta crisi economica globale nata negli USA investisse il mondo intero. Va anche aggiunto che in tempi recenti nessuno ha esattamente primeggiato nemmeno in Eccellenza. Questo per dire delle risorse – anche manageriali – che il territorio è attualmente in grado di mettere a disposizione.

Scenario 5: Tacopina cede la società a prescindere dal risultato sportivo
Cedere una società al primo che passa al prezzo simbolico di un euro non è difficile. Si guardi alla Lucchese che ha cambiato qualcosa come quattro proprietà in pochi mesi. Qualcuno di sconsiderato a sufficienza lo si trova sempre nello sgangherato mondo del calcio. Se dieci anni fa ci riuscì Giampietro Manenti col Parma in serie A può farcela anche un suo epigono. Tanto poi si può dare la colpa a chi c’era prima. Il problema vero di questo scenario è che Tacopina non ha mai preso in considerazione questa opzione e non risulta intenda farlo. Se cederà lo farà solo alle sue condizioni. Dopo aver raccolto decine e decine di milioni coi vari investitori che si sono succeduti è evidente che non si può permettere di uscire di scena con le stesse modalità usate dai Platek a La Spezia senza ritrovarsi in un vicolo cieco. Ma la SPAL, così com’è oggi, non può avere un prezzo. Non nel senso romantico del termine, ma che nessuno sia disposto a farsene carico andando oltre l’accollo dei debiti. Un circolo vizioso che sta stritolando tutti.

Pick your poison dicono dall’altra parte dell’Atlantico quando c’è da fare una scelta in qualunque caso dolorosa. È esattamente la situazione nella quale si ritrova oggi chiunque abbia a cuore la SPAL.

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