foto Roberto Manderioli
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Che fatica ragazzi miei, che immane e immonda fatica. Certo, in quanti saranno che ancora blaterano di calcio e di squadre di un mondo irreale affiancato all’intero sistema mondo che va a signore disoneste (!), in quanti sempre di più ci accusano di esagerare? Ma credimi, noi ce ne fottiamo altamente, appunto perché il mondo va a graziose, per dirla alla Faber, che noi abbiamo bisogno dei sogni e della passione. Spettacoli come quelli che siamo costretti a vedere da anni, in uno stadio preparato e predisposto per la serie A, contro squadre che avremmo affrontato come sparring partner nella preparazione estiva, non riusciamo più a viverli. Una società perfettamente idonea al dilettantismo incombente nulla c’entra col resto, nulla c’entra con noi. Ma questi siamo, prigionieri di una situazione che per bene che ci vada ci farà partecipare ai playout (tutt’altro che scontato) per giocarci le residue speranze di mantenere una merdosa categoria, che come disse un ebete (io) avrebbe dovuto vederci come una barca d’altura in un porticciolo di pedalò, mentre siamo una camera d’aria da camion semiaffondata sulla banchina di Magnavacca.

Nessun commento è consono, nessun giudizio ha un senso, poveri ragazzi messi insieme tra adolescenti dei cortili di borgata. Anzi no, perché noi per quei colori avremmo sputato il sangue indipendentemente dalle nostre doti tecniche. Vero che forse neppure Guardiola con questo materiale farebbe i miracoli, ma il mister ha una media punti da record, negativo ovviamente. Il Capitano tenuto in panchina o affiancato da partner che con lui nulla c’entrano, che cazzo vuol dire insistere con traversoni dal fondo o dalla trequarti senza una torre d’area. E no, io non sono lo Special One. Giovani palesemente fuori forma, senza grinta, senza nervo, senza senso. Un centrocampo che se si voleva costruire peggio non ci si sarebbe riusciti, difensori che non sanno il piazzamento sui calci da fermo, movimenti che dovrebbero avere assimilato dai tempi degli esordienti, schemi su calcio d’angolo che prevedono un giocatore perso a fumarsi una paglia a tre metri dal corner. Perché? Che tipo di allenamento si fa in settimana? È un problema nervoso, bene, allora azzeriamo tutto, in panchina e in campo e mettiamo su la Primavera, gli Under 17, le ragazze della serie C, la vera S.P.A.L. di questi anni, non la prima squadra.

Piccolo intermezzo pubblicitario: lo sapevi che nel 2024 Cristiano Mazzoni ha pubblicato una raccolta dei suoi scritti? Si chiama “Vista dalla curva: memorie di uno spallopatico, 2016-2019” e raccoglie una selezione, piena di fotografie, che abbraccia il triennio d’oro biancazzurro che oggi sembra assai lontano. Sergio Floccari ne ha scritto la prefazione e anche Luca Mora e Leonardo Semplici l’hanno particolarmente apprezzato. Lo si può ordinare online e ritirare, oppure riceverlo comodamente a casa.

Avvilimento su tutti i fronti. Dopo quindici punture di cortisone ho arrancato sui gradoni come Lazzaro all’uscita del sepolcro e in più ho bevuto una birra sgasata, calda ma agghiacciante. Che cosa ci tiene legati in maniera viscerale a questi colori? Appunto questi colori, il loro significato, il loro fascino, la nostra storia, le generazioni, l’amicizia, la solidarietà, la passione, smisurata e senza senso.

Io sono illuminista, ma mi voglio inventare di essere un credulone, che è convinto della reincarnazione. Ecco, sta tutta lì la spiegazione, noi, tutti noi siamo tifosi del grande Real degli anni Sessanta, quello delle mille Coppe dei Campioni, quello in cui militavano ragazzi del calibro di Raymond Kopa, Héctor Ríal, Alfredo di Stéfano, Ferenc Puskás e Francisco Gento. Si insomma giocatorini così e tutti noi abbiamo vissuto quei fasti, le infinite vittorie, i trionfi continentali. Poi piano, piano siamo morti tutti e traaac ci siamo reincarnati in tifosi della SPAL del 2025. Stiamo scontando il karma degli anni belli, soffrendo agli antipodi di un mondo che ci vede soccombere contro tutti e contro tutto. Un mondo dove al posto di Santiago Bernabeu abbiamo un tizio americano di cui non voglio nemmeno scrivere il nome, che ha preso la nostra storia a calci dal suo arrivo nella città degli Este. Una storia di una tristezza incommensurabile, dove prima squadra, staff tecnico e dirigenza fanno a gara a chi è più inadatto, a chi è più lontano e a chi meno incarna i valori di una comunità povera ma dignitosa. Credo anche di avere già scritto troppo. No, oggi no, non vedo nessuna luce in fondo al tunnel che ci sta conducendo al dilettantismo, non vedo appigli, non mi viene un cazzo di battuta simpatica per fare la chiusa a questo articolo che rappresenta il nulla nel marasma di un campionato che prima o poi dovrà pur finire. Forza vecchio cuore biancazzurro.

— Cristiano Mazzoni è nato nell’autunno caldo del 1969 a Ferrara, in borgata. Ha scritto qualche libro, ma non è scrittore, compone parole in colonna, ma non è poeta, collabora con alcune testate giornalistiche ma non è giornalista. Lavora come impiegato metalmeccanico e scrive di SPAL quando se la sente

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